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Il nuovo museo nazionale delle arti del XXI secolo a Roma

giugno 2nd, 2010 Posted in Mostre

Creazione e progettazione della  creativa Zaha Hadid, anglo-irachena. Il nuovo spettacolare spazio dedicato alla creatività contemporanea, edificato nell’area dell’ex caserma Montello, nel Quartiere Flaminio, si era presentato ai nostri occhi con forme innovative ed “eccezionali” per una città che della tradizione antica ha fatto il suo punto di forza. Modernissimo con una stra sensazione per il contrasto con l’antico.

All’esterno una grande piazza, all’interno l’enorme hall che conduce ai servizi di accoglienza, alla caffetteria e al bookshop, all’auditorium e alle gallerie destinate a ospitare a rotazione le collezioni permanenti e quelle temporanee. Spazi “irregolari” riempiti da scale che portano ai piani superiori, pavimenti fluttuanti e mura interne a cuneo o curvlinee; finestre che si aprono magicamente sull’esterno verso il basso o l’alto. Un museo “particolare” che esce dai soliti canoni che noi abitualmente conosciamo.

Un museo “opera d’arte” che, a partire dal 27 maggio scorso, è stato aperto al pubblico. 25.000 persone hanno potuto visitare visitare le opere ospitate nel MAXXI: artisti, galleristi, professionisti e normali cittadini.

All’entrata un gigantesco scheletro sdraiato in vetroresina e ferro di 24 metri: calamita cosmica si chiama la creazione dell’artista che è Gino De Dominicis, autore anche di altre 130 opere. sorprendente un’altra opera dell’artista: una carrozza d’epoca, nera con dentro una mozzarella. Oppure altre molto bizzarre come il cubo invisibile o con uomini invisibili segnalati da ciabatte e cappello di paglia posto ad altezza d’uomo.
Crediamo noi tutti che la cosa da giudicare è l’originalità e non la bravura …molti curiosi commentano le opere dicendo “anche io lo saprei fare…” Forse De Dominicis, uno degli artisti più influenti in Italia a cavallo tra il 1960 e il 1990, potrebbe pensarla diversamente.

L’arte contemporanea è interessante perchè siamo noi i protagonisti di questa arte trasgressiva e vogliamo essere noi stessi i critici e forse immaginiamo anche di essere noi stessi gli artisti dove l’importante è vivere emozioni che catturino la nostra curiosità e la nostra fantasia anche solo per poter dire “sì, c’ero. Ho visto, non ho capito ma è stato bello comunque”.

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